OBESITA’: UN APPROCCIO GLOBALE
Ma sarà poi vero che, come recita il titolo di una famosa commedia all’italiana anni ottanta, grasso è bello? A giudicare dall’impressionante aumento del numero di persone affette da obesità, nel nostro paese come, più in generale, in tutto l’Occidente opulento, e di tutte le problematiche sanitarie e sociali a questo correlate, si direbbe di no. L’obesità, ormai, colpisce circa un 10% della popolazione ed è una di quelle patologie la cui soluzione è complicata dal fatto che, in molti casi, i pazienti sono quasi “invisibili”, nel senso che trascorrono gran parte del loro tempo in casa o comunque lontani dalle opportunità concrete di intervenire sul problema. A fronte di questa situazione che va aggravandosi giorno dopo giorno, c’è chi, come il dottor Tiziano Berselli, chirurgo modenese, ha riflettuto a lungo su modalità innovative di affrontare l’obesità, giungendo a definire un progetto globale di intervento innovativo, denominato, non a caso, Overweight (che suona più o meno come “soprappeso”).
Dottor Berselli, in che cosa consiste il progetto Overweight?
Partendo da una seria indagine sul numero elevato di pazienti obesi che non arrivano a risolvere i loro problemi, ci siamo chiesti il perché questo accada. La risposta che ci siamo data è che queste persone affrontano il problema un po’ a compartimenti stagni, rivolgendosi a professionisti diversi per i diversi aspetti della patologia, ma in modo non coordinato. In sostanza si va dal chirurgo per l’intervento di bendaggio gastrico, magari si fanno delle sedute dallo psicologo o dal nutrizionista, senza che queste persone comunichino tra loro e, insieme, affrontino globalmente e omogeneamente il problema. Overweight, invece, rappresenta un nuovo approccio, coordinando in un unico luogo tutte le attività utili a risolvere il problema, dal chirurgo allo psicologo, dal nutrizionista al personal trainer.
Perché proprio un progetto sull’obesità?
Perché è un problema sanitario importante, che l’OMS ha inserito negli obiettivi del terzo millennio. Un problema che assorbe moltissime risorse, se pensiamo che nei paesi industrializzati l’obesità colpisce circa il 10% della popolazione, il che significa, per esempio, che in Italia ne soffrono dai 5 ai 6 milioni di persone, le quali hanno almeno 6 anni di aspettativa di vita in meno e spesso importanti problemi psico-comportamentali.
Quali sono i benefici di questo nuovo approccio?
In parte le ho già risposto, dicendole del team di esperti che collabora, in un luogo unitario ed in modo coordinato, a risolvere il problema del paziente, approfondendone con un metodo comune i vari aspetti, da quello chirurgico a quello psicologico, da quello nutrizionale a quello motorio. Poi vorrei segnalare che, con questo nuovo approccio, l’obesità non viene affrontata solo in modo, diciamo così, “sanitario”, ma quello che si cerca di fare è promuovere abitudini di vita salutari, puntando su un’igiene di vita. Le faccio un esempio. La persona che si rivolge al team di Overweight non si sentirà dire dal nutrizionista che deve “fare la dieta”, quanto piuttosto le si insegnerà a “mangiare bene”: una sfumatura importante.
Qual è la difficoltà più grande da superare?
Senz’altro la motivazione del paziente al cambiamento e il consolidamento, da parte sua, di un certo senso di appartenenza alla struttura che lo sta seguendo. Vede, in moltissimi casi assistiamo all’abbandono delle cure da parte dei pazienti obesi, perché non si sentono seguiti. In questo senso è fondamentale il percorso unico, perché in genere queste persone, dopo l’intervento chirurgico, sono abbandonate a se stesse.
Stiamo parlando di costi accessibili per coloro che volessero partecipare al progetto?
Assolutamente accessibili. Parliamo di circa cento euro al mese, comprensivi di incontri con lo psicologo e il nutrizionista, nonché di sedute di fitness metabolico.
Ma quand’è che una persona è da considerarsi obesa?
L’obesità vera e propria viene calcolata sull’indice di massa corporea o BMI (Body Mass Index), determinato dal rapporto tra peso e altezza. Un indice superiore a 40 indica obesità vera e propria, ma vengono considerate soprappeso anche persone con un indice compreso tra 26 e 30. Il nostro progetto interviene anche in quest’ultimo caso.
Da quanti anni fa il chirurgo?
Da 27 anni.
E cosa le piace di più e cosa di meno della sua professione?
Di più sicuramente il rapporto col paziente e il seguire l’evoluzione, costante, della tecnica operatoria. Di meno, la burocrazia sanitaria che è ovunque, anche nel privato, e priva il cittadino della scelta del professionista dal quale farsi curare.
Il suo sogno nel cassetto?
Al momento, implementare il progetto Overweight e, perché no, esportarlo all’estero.
Per informazioni: www.assohealth.it
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articolo molto interessante.. spero possa essere letto da tutte le perosne che purtroppo hanno poca fiducia in se stessi a causa del loro aspetto fisico,creando molto spesso emarginazione e la solitudine.
Maggio 10th, 2008 at 16:49